Pasqua C

cicca per ingrandire

Il nuovo Santuario consacrato nel 2014 e dedicato al giovane san Gabriele dell’Addolorata, passionista morto a quasi ventiquattro anni a Isola del Gran Sasso in Abruzzo, contiene numerose opere d’arte. Entrando dal portale meridionale, si apre sulla destra la Cappella della Riconciliazione, un vasto ambiente con trenta confessionali, benedetta da Giovanni Paolo II nel 1985. In una visita di pochi anni fa, sono rimasto colpito dalla vetrata «Parabola del figliol prodigo» che si trova a sinistra dell’atrio d’ingresso e, ancor di più, dal mosaico il «Mistero pasquale» posto sulla parete di fondo della grande aula, opere realizzate dal frate cappuccino Ugolino da Belluno tra il 1985 e il 1987.

Al centro della grandiosa opera musiva (metri 4×8), creata nell’alternanza tra tessere bianche e nere quasi a dire la movimentata contemporaneità nella vita tra luce e buio e tra bene e male, cattura lo sguardo un cuore rosso, ardente d’amore Paterno, vivo e palpitante come s’evidenzia dalle ondulazioni che tutto l’avvolgono. L’artista offre una chiave di comprensione della strofa della sequenza pasquale («Victimæ Paschali Laudes», XI secolo) che, tradotta dal latino, canta: «Morte e Vita si sono affrontate in un duello straordinario: il Signore della vita era morto, ora, regna vivo».

Gesù Cristo muore crocifisso su un albero scuro, attorniato da spine, ben piantato in terra, che nel «titulus» scritto in tre lingue (ebraico, greco, latino) porta il motivo della condanna: Gesù Nazareno, Re dei Giudei. Come le spine toccano la figura di Gesù Cristo risorto, si trasformano in rami vivi e a colori, pieni di fiori e di frutti. È il Mistero pasquale presentato da Ugolino mediante l’accostamento efficace del solenne Crocifisso all’imponente Risorto, citazione del capolavoro di Piero della Francesca, con in basso il grido di gioia: «Alleluia!».

L’opera viene in soccorso alla nostra fatica di comprendere quanto è avvenuto nella Pasqua del Cristo, già dimostrata dagli apostoli Pietro e Giovanni davanti al sepolcro vuoto (Giovanni 20,1-9). Nonostante la testimonianza di Maria di Magdala che si era recata «al sepolcro di mattino, quando era ancora buio» e aveva visto «che la pietra era stata tolta dal sepolcro», i due apostoli «non avevano ancora compreso la Scrittura, che cioè egli doveva risorgere dai morti».

Meditiamo la riflessione del Vescovo di Bergamo, mons. Francesco Beschi, tratta dall’omelia di Pasqua del 2021. «Il Vangelo di Pasqua ci presenta un sepolcro vuoto. Quanti sepolcri abbiamo riempito in questi mesi dolorosi, quante persone nelle nostre famiglie sono letteralmente scomparse. Cristo risorto ci rivela che non è il sepolcro la dimora dell’uomo. In questo tempo avvertiamo il desiderio di ritorno alla normalità. La Risurrezione di Cristo non è ritornare ma andare oltre e apre la strada verso un futuro definitivo».

A nome della «famiglia» del M.A.C.S. auguro una vita rinnovata e resa ancor più bella dall’incontro con il Risorto che ci guarda fisso negli occhi. Alleluia!

don Tarcisio Tironi