Prima Domenica di Avvento C

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«Fa’, o Signore, che siamo costantemente vigilanti, in attesa della manifestazione gloriosa del tuo Figlio».

È un’invocazione della prima domenica del tempo liturgico l’«Avvento», parola derivata da «adventus» che significa «venuta» ed è la traduzione latina del termine greco «parousia», corrispondente a «venuta gloriosa». Quindi il senso etimologico dell’Avvento più che l’attesa indica la venuta di Dio nella storia e nella gloria. A Natale celebriamo e facciamo memoria dell’evento irripetibile della nascita storica di Gesù, il Figlio di Dio, fattosi carne a Betlemme più di duemila anni fa. Le nostre attese sono pertanto rivolte alla liberazione definitiva che metterà in grado ogni uomo e ogni donna d’incontrare il Cristo quando alla fine dei tempi ritornerà glorificato con tutti i santi. Lo ricorda il brano di Vangelo secondo Luca (21,25-28.34-36): «Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire su una nube con grande potenza e gloria». È l’avvento di un Dio che nonostante tutto ritorna per la definitiva realizzazione e pienezza del bene, della giustizia, dell’amore.

Colgo l’autenticità dell’attendere nell’opera «L’ora blu» dipinta ad olio da Jon Bøe Paulsen nel 1998. Di fatto non è l’attivismo sfrenato e neppure il fatalismo a qualificare l’attesa della donna rappresentata. L’energia luminosa attraversa i vetri delle finestre chiuse, riesce a scaldare l’interno di una casa norvegese e contemporaneamente ravviva il volto in un delicato sorriso. La comparsa degli avvolgenti fasci di luce sorprende e rasserena la donna che sospende lo scrivere a macchina e assapora l’evento imprevisto. Paulsen sembra tradurre nella tela monocroma, gli avvertimenti evangelici di Gesù: «Quando cominceranno ad accadere queste cose, risollevatevi e alzate il capo, perché la vostra liberazione è vicina. State attenti a voi stessi, che i vostri cuori non si appesantiscano in dissipazioni, ubriachezze e affanni della vita e che quel giorno non vi piombi addosso all’improvviso; come un laccio infatti esso si abbatterà sopra tutti coloro che abitano sulla faccia di tutta la terra».

La donna solleva il capo per scrutare ciò che arriva, non lascia appesantire il cuore in tante cose, senza paura vive il quotidiano da pellegrina dell’eterno perché sostenuta dalla luce di Colui che viene in ogni istante. Contemporaneamente abita e apprezza il presente costruendo relazioni autenticate dall’amore, in attesa dell’incontro definitivo nella pienezza della vita. Ecco l’indicazione di Gesù per il nostro vivere: «Vegliate in ogni momento pregando, perché abbiate la forza di sfuggire a tutto ciò che sta per accadere, e di comparire davanti al Figlio dell’uomo».

Aelredo, monaco cistercense (XII secolo) dell’abbazia di Rievaulx, esorta pure noi. «Dobbiamo pensare a quante cose buone ha fatto il Signore nostro nella sua prima venuta e a quelle ancor più grandi che farà nella seconda e con tale pensiero dobbiamo amare molto la sua prima venuta e desiderare molto la seconda».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.