Quarta Domenica di Avvento C

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Nell’imminenza del ricordo della nascita storica di Gesù, il Vangelo (Luca 1,39-45) narra di un incontro tra donne che stanno per diventare mamme. Maria ha ricevuto l’annuncio dall’angelo, scende dalla Galilea e si mette in viaggio «in fretta» (nella lingua greca anche «dignità», «premura», «prontezza») verso i monti della Giudea per far visita alla cugina Elisabetta, congratularsi con lei che attende un figlio – il Precursore del Messia – condividere la gioia di aver ricevuto il dono della maternità, rimanere tre mesi ad aiutarla. Secondo la tradizione l’incontro avviene in quella che oggi è la località di Ain Karim – «sorgente della vigna», «sorgente di Israele» – vicino a Gerusalemme, dove sorge il santuario della Visitazione. La ragazza di Nazaret si unisce ad una carovana di commercianti e di pellegrini per percorrere a piedi in diversi giorni di cammino circa 150 Km.

«Entrata nella casa di Zaccarìa, salutò Elisabetta». Il saluto di Maria origina il sobbalzo del bambino nel grembo dell’anziana cugina («il bambino sussultò nel suo grembo»), la venuta dello Spirito («Elisabetta fu colmata di Spirito Santo»), il riconoscimento («A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me?»).

Continuiamo a leggere lo straordinario incontro di due grandi madri nell’opera di un’altra donna, l’artista Bradi Barth che nel 1987 realizza la «Visitazione». L’immagine poetica e coerente alla narrazione biblica riprende il tema amato e praticato nell’arte bizantina, della «Madre di Dio del segno» o «Platitera» (più ampia del cielo) in quanto contiene Colui che neppure cieli possono trattenere. Maria ed Elisabetta sollevano l’abito portandolo in avanti quasi potesse sostenere il proprio figlio contemplato con orgoglio e con gioia, posto al centro del ventre, dentro una mandorla dorata che con i raggi si espande ovunque. Gesù guarda Giovanni, un po’ più grande che con gioia e ad occhi aperti muove gambe e braccia sotto lo sguardo meravigliato delle due donne. Raffigurate in un giardino del villaggio, collocato in una zona montuosa, esse non possono più nascondere un segreto evidenziato addirittura dall’inaspettata esultanza del Precursore. Lo confessa Elisabetta: «Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo». Maria infatti porta con sé nella visita alla cugina una Presenza da tempo e dai popoli attesa. Con una predilezione per la rappresentazione della Vergine e per le scene evangeliche, la pittrice svizzera crea anche qui un dipinto caratterizzato da un’arte leggera e semplice ma profonda nella sua ingenuità dove chiarezza e morbidezza non tradiscono la forza di un messaggio essenziale.

Alessandro Manzoni ci invita nella poesia «Il Nome di Maria» a rivolgerci a Lei con confidenza: «A Te che i preghi ascolti e le querele / non come suole il mondo».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.