Sacra Famiglia di Gesù, Maria e Giuseppe C

clicca per ingrandire

Nella domenica della «Santa famiglia» il brano di Vangelo (Luca 2,41-52) ricorda che Maria e Giuseppe, fedeli all’antica tradizione, «si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua». Il Figlio Gesù ha ormai raggiunto l’età di celebrare l’entrata nella piena responsabilità verso la Legge («bar-mitzvah») e proprio «quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa». Tutto bene fino al momento del ritorno a casa quando «Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio, e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme». In seguito a un’affannosa indagine, Maria e Giuseppe, molto preoccupati, finalmente «dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. E tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte». Soprattutto per il seguito di questa non rara avventura familiare, è stato scelto tale brano evangelico per la festa odierna.

Nella tavoletta del 1342 «Ritorno di Gesù a Nazaret dopo la disputa con i dottori», Simone Martini sembra scrivere con i colori una delle frequenti tappe di vita familiare che si vive tra adolescenti e genitori. Il dipinto conservato presso la Walker Art Gallery di Liverpool esprime con naturalezza l’umano atteggiamento dei tre personaggi raffigurati con realismo nei loro diversi stati d’animo, in uno spazio aureo, senza punti di riferimento come nelle icone bizantine.

Sulla sinistra, Maria, seduta su un cuscino rosso, sta rimproverando il figlio per la sofferenza provocata a lei e a Giuseppe: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». Ben si comprende l’intensa preoccupazione «educante» nel volto severo della madre e in quella mano destra tesa verso Gesù, rimprovero confermato anche da quanto si legge sulle pagine del libro nella mano sinistra della Vergine: «Fili quid fecisti nobis sic?». Guardiamo ora al dodicenne dal volto sicuro, che sta sulle sue – i piedi ben piantati – quasi contrapponendosi alla mamma con le braccia incrociate, evidenziando il libro simbolo di sapienza, forte delle sue divine ragioni: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». Giuseppe nel mezzo, pure lui imbronciato, interviene presso il Figlio di cui è padre adottivo e lo invita con le buone – la mano appoggiata sulla spalla – a comprendere le motivazioni umane di Maria e, con la mano destra, ad andare verso di lei.

Com’è vera la considerazione di L. Pozzoni: «Gesù cresce e matura in una famiglia santa e imperfetta, e la sua fatica mi pare l’elogio di tutte le nostre famiglie»!

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.