Santo Natale C

cicca per ingrandire

Il presepe che per tradizione s’inizia con il famoso gesto compiuto da Francesco d’Assisi nel convento di Greccio nell’anno 1223, sollecita in molte persone oltre alla curiosità, un’attenzione insolita fatta di poesia e di stupore. Meditiamo il brano (1,1-18) con il quale Giovanni avvia la narrazione del Vangelo da testimone oculare come dichiara per due volte: il Verbo «venne ad abitare in mezzo a noi» e «noi abbiamo contemplato la sua gloria». Nello stupendo «Prologo», definito «il più bello tra gli inni cristiani», si trovano i titoli con i quali il quarto evangelista indica Gesù: «il Verbo», «Dio», «la vita e la luce», «l’Unigenito Dio».

Nel passo evangelico incontriamo il cuore dell’annuncio cristiano: «Il Logos/il Verbo/la Parola si fece carne e venne ad abitare/si attendò/pose la sua dimora in mezzo a noi». È lo stupendo evento dell’Incarnazione! Dio in Gesù, la Parola che era fin dal principio si fa storia, l’Eterno entra nel tempo e nella corporeità per manifestarci Dio e farci suoi figli.

Contempliamo ora una delle prime opere del bergamasco Gian Battista Moroni, la «Natività» dipinta ad olio tra il 1540 e il 1545, in collezione privata. La tela presenta il Natale di Gesù in un’ambientazione rurale, tra la dolcezza adorante di Maria dal manto adornato di stelle («stella del mattino», dalle litanie lauretane) e la pensosità di Giuseppe risolta nell’accettarsi il custode del Figlio di Dio (le mani incrociate sul cuore). Le rose selvatiche che si arrampicano sul palo vicino a Maria, evocano un’altra invocazione litanica («rosa mistica»). Moroni rappresenta il Bambino che, adagiato a terra sopra un panno bianco e venerato da un angioletto, guarda la sua Mamma. Nel paesaggio, a destra, un pastore guarda meravigliato un angelo che, a sinistra, dall’alto, in uno squarcio di luce annuncia la nascita del Salvatore. Anche nei dettagli l’artista di Albino rivela già una spiccata capacità di pittura realistica: due bianche colombe tra la paglia della tettoia (riferimento alla presentazione di Gesù al tempio), sacca e borraccia appoggiate sul muretto di mattoni (conferma che i genitori sono pellegrini), i rami già grandi dell’alberello in primo piano (richiamo all’albero della vita), la capanna fatiscente, addossata ad un edificio classico in rovina (allusione al superamento del tempo pagano con la nascita del Nazareno).

 

A nome del Museo d’Arte e Cultura Sacra auguro che il Natale del Signore sia l’attesa gioiosa e l’incontro creativo di Dio che viene ogni giorno, come scriveva nella «Ballata della speranza» p. Turoldo.

«Tempo del primo avvento

tempo del secondo avvento

sempre tempo d’avvento:

esistenza, condizione

d’esilio e di rimpianto.

Anche il grano attende

anche l’albero attende

attendono anche le pietre

tutta la creazione attende.

Tempo del concepimento

di un Dio che ha sempre da nascere.»

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.