Seconda Domenica del Tempo Ordinario – C

L’antifona al «Magnificat» (il cantico di Maria nella preghiera quotidiana dei «Vespri») nella solennità dell’Epifania proclama: «Tre prodigi celebriamo in questo giorno santo: oggi la stella ha guidato i magi al presepio, oggi l’acqua è cambiata in vino alle nozze, oggi Cristo è battezzato da Giovanni nel Giordano per la nostra salvezza». Con il brano di Vangelo (Giovanni 2,1-11) delle «Nozze di Cana» siamo quindi in unione con le ultime due feste, «Epifania» e«Battesimo di Gesù». L’evangelista conclude infatti il racconto inserendolo nell’ordine dei segni/prodigi, come epifania/manifestazione, affermando: «Questo fu l’inizio dei segni compiuti da Gesù; egli manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui». Il fatto è un semplice quadretto di vita. A Cana di Galilea, sulla strada da Nazaret al lago di Tiberiade, c’è una festa di nozze dove Gesù è invitato, con la madre e i discepoli.

A questo punto guardiamo a «Il miracolo del vino alle nozze di Cana», una delle sessanta miniature create da un monaco fra il 980 e il 993 sul verso del foglio 20, parte dei 165 che formano il «Codex Egberti», l’Evangeliario realizzato nell’Abbazia di Reichenau, per conto dell’arcivescovo di Treviri Egberto. Il «Codex» – inserito (2004) dall’UNESCO nel patrimonio mondiale perché tra le più antiche rappresentazioni grafiche della vita di Cristo – fu composto nello «Scriptorium», l’ambiente dei monasteri europei in epoca medievale dove i monaci addetti scrivevano e copiavano manoscritti. Il libro donato da Egberto alla chiesa di S. Paolo a Treviri e lì usato come testo liturgico fino al XVIII secolo, dal 1810 è alla Biblioteca Nazionale di Treviri.

L’immagine qui riprodotta, un terzo del foglio originale, è evidenziata da un’elegante cornice a modanatura e contornata dal testo evangelico che veniva proclamato nella Messa. Maria, attenta come ogni donna a quanto accade, si accorge della difficile situazione creatasi, guarda fiduciosa al Figlio, invitandolo ad intervenire e gli segnala con il gesto delle mani che gli sposi: «Non hanno vino». Gesù che le sta di fronte, china il capo e, in quanto Figlio di Dio (lo testimoniano l’aureola speciale e il libro della Parola di vita) benedice trasformando in vino l’acqua di tre delle «sei anfore di pietra». Nella scena compaiono due servi, miniati volutamente più piccoli: assistito dal collega, sorpreso per quanto vede, il secondo inserviente riempie d’acqua l’ultima delle altre tre giare così che il Cristo le benedica.

Dostoevskij nella terza parte de «I fratelli Karamazov» fa dire ad Aleša: «è un passo che amo: è Cana di Galilea il primo miracolo. Ah, quel miracolo, quel caro miracolo! Non il dolore, ma la gioia della gente è venuto a visitare Cristo e compiendo un miracolo per la prima volta ha contribuito alla gioia della gente».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.