Seconda Domenica di Avvento C

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Luca, attento a narrare nel Vangelo come la storia umana si conferma «luogo» dove si realizza la storia della salvezza quale fermento di vita nuova, precisa il contesto storico-geografico in cui Giovanni inizia l’attività (3,1-6). Dopo aver ricordato il tempo – «Nell’anno decimoquinto dell’impero di Tiberio Cesare» – l’evangelista elenca autorità politiche e religiose contemporanee del fatto, citate per nome e per funzione: «mentre Ponzio Pilato era governatore della Giudea, Erode tetrarca della Galilea, e Filippo, suo fratello, tetrarca dell’Iturèa e della Traconìtide, e Lisània tetrarca dell’Abilène, sotto i sommi sacerdoti Anna e Caifa». È il mondo intero, sacro e profano, giudaico e pagano ad essere testimone di quando «la parola di Dio venne su Giovanni, figlio di Zaccaria, nel deserto».

Giovanni è quindi un profeta che, pur appartenendo alla classe sacerdotale – «figlio di Zaccaria», – esercita il ministero da solo e «nel deserto» mentre percorre «tutta la regione del Giordano, predicando un battesimo di conversione per il perdono dei peccati».

Uniamoci a uomini, donne e bambini, seduti, in piedi, a cavallo, in ascolto del Precursore del Messia, che Raffaello nel 1505 ha dipinto ad olio sulla tavola di pioppo «La predicazione di S. Giovanni Battista», dal 1983 alla National Gallery. L’opera è l’unico scomparto conosciuto della predella della pala raffigurante la Madonna col Bambino tra S. Giovanni Battista e S. Nicola, detta «Madonna Ansidei» perché realizzata dall’artista ventitreenne nel periodo fiorentino su commissione di Niccolò Ansidei, da collocare ad un altare nella Cappella di famiglia dedicato a S. Nicola, nella Chiesa dei Servi di S. Fiorenzo a Perugia.

Nella raffinata tavola, il Precursore, a destra, su un rialzo di terreno, con un vivace manto rosso, sopra un abito di pelle di cammello, con nella mano sinistra una sottile canna terminante a croce, annuncia alla gente con la destra rivolta al Cielo che da Dio sta arrivando il Messia e che occorre darsi da fare com’è scritto nel libro del profeta Isaia, «“Voce di uno che grida nel deserto: Preparate la via del Signore, raddrizzate i suoi sentieri! Ogni burrone sarà riempito, ogni monte e ogni colle sarà abbassato; le vie tortuose diverranno diritte e quelle impervie, spianate”». Solo così «Ogni uomo vedrà la salvezza la salvezza di Dio!».

Gli adulti vestiti da manti variopinti e con copricapi diversi per tipo e colore, stanno in un paesaggio umbro

a gruppi, in varie posizioni. Il grande artista rivela già una tavolozza ricca e vivace, la geniale capacità di rendere in modo originale la vivacità dei due putti davanti a Giovanni, la disposizione dei personaggi, la serenità dello spazio, la cura dei particolari.

Con Turoldo chiediamo profeti che siano

«voce di Dio dentro la folgore,

voce di Dio che schianta la pietra».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.