Solennità di Nostro signore Gesù Cristo Re dell’Universo – Anno B

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Il più antico manoscritto (datato dal 125 al 150) del Nuovo Testamento trovato nella valle del Nilo, acquistato sul mercato egiziano nel 1920 e ora alla John Rylands Library di Manchester, testimonia che il IV Vangelo scritto probabilmente in Asia, sul finire del I secolo, pochi anni dopo era già diffuso. Conosciuto come «Papyrus 457» (P52), contiene in pochi centimetri (8,9 x 6 nel punto più largo) alcune parole del capitolo 18 del Vangelo secondo Giovanni: sulla facciata anteriore i versetti 31-33 e in quella posteriore i 37-38.

Il processo giudiziario a Gesù ebbe una duplice modalità: religiosa da Anna e poi da Caifa davanti al Sinedrio (assemblea di settantuno membri con il compito di emanare leggi e di amministrare la giustizia), politica (davanti al governatore Pilato). Nel brano evangelico (Giovanni 18,33b-37), sulla scena del processo Gesù è scelto come re e c’è uno scambio di opinioni tra lui e Pilato sulla verità. Il Procuratore dopo essere rientrato nel pretorio (la residenza ufficiale a Gerusalemme del rappresentante di Roma), «fece chiamare Gesù e gli disse: “Sei tu il re dei Giudei?”». Nell’altra parte del papiro, c’è la continuazione dell’interrogatorio. «Rispose Gesù: “Tu lo dici: io sono re. Per questo io sono nato e per questo sono venuto nel mondo: per dare testimonianza alla verità. Chiunque è dalla verità, ascolta la mia voce”».

Tra i numerosi ritratti del Governatore romano a Gerusalemme, guardiamo all’opera «Cristo davanti a Pilato» dipinta da Jacek Malczewski nel 1910 e ora alla Galleria d’Arte Nazionale di Leopoli (Ucraina). Pilato è ritratto a sinistra in un atteggiamento piuttosto sorprendente e inconsueto, durante una pausa del processo. È un uomo rilassato e forse annoiato, sprezzante e sicuro di sé, con un copricapo con diadema sui capelli neri, a torso nudo, un panno viola sui fianchi, che non sembra interessato a Cristo tanto è concentrato sul bastoncino in movimento tra le dita.

In contrasto con l’incuria di Pilato, convinto di poter disporre del «re dei Giudei» al modo del bastone con cui gioca, in primo piano, sulla destra è dipinto il Cristo con le fattezze dello stesso artista polacco come in altre scene bibliche da lui realizzate.

Il Maestro di Nazaret rappresentato sofferente e martire, con le mani legate a una canna, ha sul capo una vistosa corona di spine causa del sangue sul volto e sui capelli, indossa un mantello rosso che sostiene con la mano destra mentre la sinistra s’appoggia al mento in un atteggiamento di riflessione confermato dallo sguardo rivolto in basso.

Facciamo nostro il verso con cui Mario Luzi conclude «La Passione», il testo della «Via Crucis» del 1999 al Colosseo presieduta da Giovanni Paolo II. Ecco l’invocazione a Dio, re d’amore e di pace: «Noi con amore ti chiediamo amore».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.