Terza Domenica di Avvento C

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Si inizia così l’antifona di ingresso alla Messa della terza domenica d’Avvento che dall’equivalente originale in lingua latina «Gaudete in Domino semper» (Paolo ai Filippesi 4,4) è conosciuta come «Domenica gaudete». L’insistente invito alla gioia, pur trovandosi durante un periodo penitenziale, è motivato dal sapere ormai vicino il giorno in cui facciamo memoria della nascita storica di Gesù che a tutti ha portato e offre vita piena. Se il Cristo da allora è sempre con noi e dalla nostra parte, non possiamo perciò che essere uomini e donne felici, portatori di speranza, pronti a una vigilanza lieta in attesa del futuro. Perciò nelle Chiese, oggi, per antica tradizione, si vedono paramenti di colore rosaceo e alcuni accendono sulla corona dell’Avvento una candela rosa invece della viola quasi a rischiarare questo colore di speranza, nel ricordo della nascita del Dio della Vita.

Il Vangelo di Luca (3,10-18) ci presenta un’altra tappa decisiva della predicazione del Precursore. Quanti l’hanno ascoltato infatti si sono resi conto che occorre cambiare il modo di vivere e perciò gli chiedono: «Che cosa dobbiamo fare?».

Ecco come Mattia Preti continua il racconto evangelico nel dipinto «La Predicazione di San Giovanni Battista»realizzato ad olio su tela all’incirca nel 1665, dal 1981 ai Musei di belle arti di San Francisco in California. La figura del Battista domina imponente la scena. Il profeta vestito di peli di cammello e coperto da un mantello che nel movimento esprime la forza dell’annuncio e nel colore il rosso del martirio, s’appoggia con l’avambraccio su un tronco d’albero spezzato e con la mano sinistra regge la canna a forma di croce inclinata verso il cielo esplicitamente indicato dalla destra e da cui una luce scende su tutti e su tutto.

Gli uomini e le donne raffigurati piccoli ai piedi di Giovanni, guardano conquistati il predicatore esprimendo in molti la disponibilità a cambiare. E il Precursore risponde alle folle cioè a tutti, nessuno escluso: «Chi ha due tuniche, ne dia a chi non ne ha, e chi ha da mangiare, faccia altrettanto»; ai pubblicani: «Non esigete nulla di più di quanto vi è stato fissato»; ai soldati: «Non maltrattate e non estorcete niente a nessuno; accontentatevi delle vostre paghe».

Il pittore non dimentica di sintetizzare in immagine il compito del Battista sia nel cartiglio («Ecce Agnus Dei») sia nell’agnello, l’attributo del Santo e neppure si dimentica di noi che guardiamo. Lo sguardo di Giovanni infatti interpella ognuno di noi e aspetta la decisione di accogliere con i fatti Chi viene sempre.

Il grande abate di Solesmes, Dom Guéranger, ci rassicura: «Dobbiamo davvero rallegrarci nel Signore. Quindi stiamo tranquilli: il Signore è vicino. Possiamo abitare vicino a un fuoco così ardente e rimanere congelati?».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.