Terza Domenica di Quaresima

Quando ammiriamo una miniatura abbiamo bisogno di qualche minuto per quasi sistemare il modo di guardare, normalmente abituato a considerare realtà ampie e vaste. Il termine miniatura agli inizi indicava un’immagine creata per decorare tradizionalmente in rosso – il colore ricavato dal minerale detto in latino «minium» – le lettere iniziali dei capitoli in un manoscritto.

Contempliamo per qualche minuto la Libreria Piccolomini all’interno del Duomo di Siena. Ora riempiamoci di stupore dinanzi alla miniatura con la «Parabola del fico sterile», realizzata come capolettera da Rosselli Francesco di Lorenzo nella seconda metà del XV secolo, per un libro di musica religiosa.

In questa lettera molto grande, definita tecnicamente «lettera abitata», in quanto miniata al suo interno, l’artista sintetizza con minuziosità e con precisione la parabola raccontata dall’evangelista Luca (13,1-9).

«Un tale aveva piantato un albero di fichi nella sua vigna e venne a cercarvi frutti, ma non ne trovò. Allora disse al vignaiolo: “Ecco, sono tre anni che vengo a cercare frutti su quest’albero, ma non ne trovo. Tàglialo dunque! Perché deve sfruttare il terreno?”. Ma quello gli rispose: “Padrone, lascialo ancora quest’anno, finché gli avrò zappato attorno e avrò messo il concime. Vedremo se porterà frutti per l’avvenire; se no, lo taglierai”».

A sinistra il proprietario della vigna, vestito di abiti preziosi, sta parlando al vignaiolo mentre fissa e indica con le mani il tronco dell’albero di fichi che già dai profeti era ritenuto un’immagine d’Israele.

Il fico si prende la centralità della scena costruita ad arte e con numerosi e vivaci colori. Esso simboleggia la persona piantata nella vigna del Signore che, nella capacità di scegliere il bene e il male, non si converte: in tre anni non ha dato alcun frutto. Il servo rappresentato sulla destra con la scure in mano, è già pronto ad eseguire il comando del proprietario ma nel contempo lo supplica chiedendo ancora tempo per la vita dell’albero, indicato con la mano sinistra.

Il bravo e paziente agricoltore è il Messia, inviato dal Padre, il proprietario, a concimare quanto si riteneva ormai perso. La sarchiatura richiesta avviene per mezzo della Parola che è in grado di donare la linfa all’albero-umanità affinché produca i fiori e i frutti della Sapienza.

Il religioso Ermes Ronchi conclude il commento alla parabola scrivendo: «Per Dio il bene possibile domani conta più della sterilità di ieri. Convertirsi è credere a questo Dio contadino, simbolo di speranza e serietà, affaticato attorno alla zolla di terra del mio cuore. Salvezza è portare frutto, non solo per sé, ma per altri. Come il fico che per essere autentico deve dare frutto, per la fame e la gioia d’altri, così per star bene l’uomo deve dare. È la legge della vita».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.