VII Domenica del Tempo Ordinario

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Facciamo un viaggio ad Assisi. Entriamo nella basilica inferiore di S. Francesco e, dopo la preghiera, fermiamoci alla prima cappella a sinistra, dedicata a S. Martino e costruita per volere del cardinale Gentile Partino da Montefiore. Ammiriamo negli affreschi realizzati in tre fasi da Simone Martini (1312 – 1318), le dieci scene con i passaggi principali della vita del Santo nato in Ungheria, cresciuto a Pavia con il padre tribuno della legione romana. Entrato nell’esercito dell’impero, Martino è inviato ad Amiens in Gallia dove, durante una ronda notturna, vive l’incontro che gli cambia la vita.

Nel ciclo che si legge dal basso verso l’alto, la prima scena affrescata a sinistra è proprio quella di Martino che condivide il mantello con un mendicante. A seguire compaiono le altre tappe dell’esistenza rinnovata del Santo: apparizione di Cristo nel sogno di Martino; investitura a cavaliere; rinuncia alle armi; visita all’imperatore; un fanciullo risuscita per l’intercessione di Martino; Messa in cui angeli coprono le braccia del Santo senza il mantello donato al povero; sant’Ambrogio durante la messa sogna in concomitanza la morte di Martino; morte del Santo; funerali.

Il brano di Vangelo secondo Luca (6,27-38) ci consegna l’imperativo di Gesù – «Siate misericordiosi, come il Padre vostro è misericordioso» – a conclusione del discorso che esemplifica la vita di chi vuol seguirlo: «Amate i vostri nemici, fate del bene a quelli che vi odiano, benedite coloro che vi maledicono, pregate per coloro che vi trattano male. A chi ti percuote sulla guancia, offri anche l’altra; a chi ti strappa il mantello, non rifiutare neanche la tunica. Da’ a chiunque ti chiede, e a chi prende le cose tue, non chiederle indietro».

Il pittore senese presenta con colori a pastello il fatto accaduto all’ingresso delle mura cittadine. I due personaggi si guardano. Un nobile cavallo, ben curato nella coda e anche nei riccioli della criniera, si volta quasi sorpreso da quanto accade. Il povero, dalla tunica leggera e malmessa, afferra con una mano la metà del tessuto mentre con l’altra tenta di scaldarsi il collo. Martino osserva intensamente il mendicante e nel contempo taglia il mantello che, secondo la tradizione, la notte seguente vedrà indosso a Gesù. Dopo aver constatato al mattino che il suo ampio indumento era ancora intero, il militare comprese l’insegnamento, si fece battezzare, diventò monaco e poi fu consacrato vescovo di Tours.

Dice un racconto popolare: «È tradizione pensare al generoso gesto che San Martino fece a un poverello al quale in una giornata fredda regalò il suo mantello. Quel poverello era Gesù e da allora per la festa di San Martino torna sempre il sole. Il sole sta a rappresentare il tepore che il mantello in una giornata fredda temperò il poverello».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.