VIII Domenica del Tempo Ordinario

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Qualche mese fa, con un gruppo di amici, ho rivisto l’opera di Pieter Bruegel il vecchio, «La parabola dei ciechi», nel Museo di Capodimonte di Napoli. La tempera su tela, firmata e datata (1568) in basso a sinistra, si ispira alla parabola narrata da Gesù che leggiamo nel Vangelo secondo Luca (6,39-45): «Può forse un cieco guidare un altro cieco? Non cadranno tutti e due in un fosso?». Se la risposta alla prima domanda non può che essere «no», la forma del verbo greco tradotto in «cadranno», esprime una certezza e non una possibilità. Gesù fa questa consegna ai suoi discepoli dopo averli invitati a vivere le Beatitudini, ad essere misericordiosi come il Padre e perciò ad amare pure i «nemici». Il suo è un avvertimento ad evitare le guide cieche come gli scribi e i farisei che, pur esperti della Legge, erano incapaci di accogliere la novità del Vangelo. Il Maestro insiste poi con i suoi e con chi lo vuol seguire perché si convincano che è necessario liberarsi dal peccato per vedere bene e non essere ipocrita: «Togli prima la trave dal tuo occhio e allora ci vedrai bene per togliere la pagliuzza dall’occhio del tuo fratello».

Il pittore olandese «riscrive» con i pennelli la parabola pensando certo alla sua gente ma, come accade alle opere vere, il messaggio si fa più che mai vivo anche per noi e per il nostro tempo, per la Chiesa e per i cristiani.

Vicino a un villaggio forse abbandonato e sotto un cielo autunnale, l’artista ritrae una carovana di ciechi ben coperti, con mantelli, scarpe e cappelli, mentre la caduta è in corso. La scena è dominata da cinque uomini che camminano in fila indiana sopra un ponte di pietra senza parapetto e attraversano da sinistra a destra, in diagonale, la tela appoggiandosi l’uno all’altro. Il sesto uomo che fungeva da capofila è appena caduto in un fosso e pare «guardare»verso l’alto dove tende le mani. Geniale è la raffigurazione del secondo personaggio che sta per cadere dal ponte e rivolge a noi il suo indimenticabile volto con le orbite senza occhi mentre con il bastone nella sinistra si sta trascinando chi lo segue, dallo «sguardo» perso e il cappello in mano. Tra pochi passi gli altri tre, pure ciechi, seguiranno ugualmente lo stesso destino dei primi.

Il dipinto di Bruegel ha ispirato tra gli altri, Charles Baudelaire che compose proprio la poesia «I ciechi» descrivendo i parigini, suoi concittadini, privi d’ogni assoluto divino o reale. Il poeta conclude il sonetto con un interrogativo che attende anche la nostra risposta: «Mi trascino anch’io, inebetito più di loro, / e dico: che cosa cercano mai tutti / questi poveri ciechi là nel Cielo?».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.