XIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Per il funzionamento della Sinagoga – il luogo di culto d’ogni comunità ebraica – c’era un solo responsabile, aiutato da altri chiamati «capi». Dal brano di Vangelo secondo Marco (5,21-43) sappiamo che Giàiro, uno di questi membri illustri, si prostra ai piedi di Gesù supplicandolo «con insistenza: “La mia figlioletta sta morendo: vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva”». È la prima volta che un responsabile della religione ebraica compie pubblicamente tale gesto, dettato dalla disperazione di un padre in cerca d’aiuto per la figlia dodicenne che «è agli estremi»(letteralmente dal testo greco). Ancor oggi nelle comunità ebraiche si entra nella maturità religiosa con la celebrazione detta «bat mitzvah» (figlia del precetto) per le ragazze al compimento di dodici anni più un giorno e «bar mitzvah»(figlio del precetto) per i ragazzi al compimento dei tredici anni più un giorno. La ragazza e il ragazzo diventano così responsabili del proprio agire nei confronti della legge ebraica.

Gesù, davanti al padre gettatosi ai piedi in segno di rispetto e di fiducia, prende subito la decisione di andare con lui. Dopo aver rincuorato e guarito la donna che aveva una perdita di sangue, il Maestro riprende il cammino per raggiungere la figlia di Giàiro, quando «dalla casa del capo della sinagoga vennero a dire: “Tua figlia è morta. Perché disturbi ancora il Maestro?”». Ma Gesù rincuora il papà: «Non temere, soltanto abbi fede!».

«Leggiamo» il seguito del racconto sulla tela «La resurrezione della figlia di Giàiro», dipinta nel 1866 da Albert Von Keller e custodita nella Neue Pinakothek di Monaco. Gesù è nella casa della ragazza e rimprovera la gente: «Perché vi agitate e piangete? La bambina non è morta, ma dorme». L’artista tedesco ci racconta il momento in cui il Maestro, vestito di rosso – il colore dell’amore e della passione – con tenerezza prende la mano della ragazza, quasi per aiutarla ad alzarsi dopo il sonno e le ordina: «Talità kum», che significa: «Fanciulla, io ti dico: àlzati!». Questa, dal pallore cadaverico, si sta riprendendo dal sonno e, mentre si solleva dal supporto di legno sul quale era stata adagiata, avvolta dal bianco sudario, ha appena aperto gli occhi e guarda ai genitori che increduli si sostengono a vicenda abbracciandosi. Due donne si coprono la faccia appoggiandosi sul tavolone, un’altra si mette le mani attorno al capo, una terza tende il braccio verso la miracolata. Tutti gli altri personaggi – con gli occhi fuori delle orbite per la meraviglia – si rivolgono alla giovinetta e al Maestro presi da stupore e incredulità. Le tre corone di alloro in evidenza, rimandano all’immortalità, all’eterna vita della Trinità

Facciamo nostro l’augurio di san Girolamo: «Che Gesù voglia toccare anche noi, e subito ci metteremo a camminare».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.