XIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

clicca per ingrandire

«E si meravigliava della loro incredulità», scrive l’evangelista Marco (6,1-6) esprimendo la reazione interiore di Gesù al modo in cui i compaesani lo consideravano non trovando in lui alcuna differenza da loro: «Non è costui il falegname, il figlio di Maria?». A noi sembra strano che i nazaretani non si fidino di Gesù e non riescano a credere in lui perché era uno di loro, perché non aveva studiato per diventare rabbì, perché non aveva niente di straordinario. Lo conoscevano sin da piccolo quando giocava con gli altri bambini, l’avevano visto diventare grande quando aiutava Giuseppe da falegname e, proprio per tutto questo, non riuscivano ad accettare come potesse essere diverso da quello che percepivano. Conclusione: «Ed era per loro motivo di scandalo».

Fa pensare a dove può condurre l’essere «abituati» a Gesù e alla Sua parola: non aprirsi alle novità, non accettare che possa succedere qualcosa di nuovo, non credere che Dio possa agire oltre e fuori dei nostri schemi. Ogni persona è molto più di quel che vedo e conosco, molto più della professione e della storia della sua famiglia!

Il principale pittore simbolista Odilon Redon ha realizzato nel 1980 «Il Cristo del silenzio», un pastello – ora al Musée du Petit Palais di Parigi – che rivela la scelta artistica di esplorare i sentimenti profondi. Tra l’altro dichiarò: «I miei disegni ispirano, e non devono essere definiti. Essi ci pongono, come fa la musica, nel regno ambiguo della indeterminatio». L’artista raffigura il Maestro che, circondato da una larga e intensa aureola dal colore divino da cui traspare l’azzurro del cielo, ad occhi chiusi e pensieroso, esprime sconforto toccando il labbro inferiore con il pollice destro. In una composizione ricca di spiritualità e carica di interiorità, quello di Cristo è un silenzio «parlante» del conflitto interiore provocato in lui dai concittadini. Pur consapevole che «Un profeta non è disprezzato se non nella sua patria, tra i suoi parenti e in casa sua», Gesù resta sorpreso dalla chiusura della sua gente a riconoscerlo come il Figlio di Dio, ad aderire a lui e quindi a seguirlo. E siccome la Bibbia parla di un Dio che, per primo, ama l’uomo e perciò ne va in cerca e che Dio non obbliga a credere perché sempre si propone e mai si impone, Gesù, suo malgrado, a Nazareth «non poteva compiere nessun prodigio» e quindi, va nei «villaggi vicini insegnando».

Mi ricordo di un film visto da adolescente, «Dieu a besoin des hommes», premiato alla XI Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, realizzato nel 1950 da Jean Delannoy. Il regista spiegava così il senso del titolo: «È una frase un po’ curiosa, lo ammetto. Ma vi credo sinceramente, credo che il Vangelo è soprattutto Dio che cerca di suscitare negli uomini una responsabilità personale».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.