XIX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

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La frase di Gesù nel Vangelo odierno (Giovanni 6,41-51) – «Io sono il pane della vita» – ha da subito fatto reagire i Giudei presenti che «mormoravano di lui». La mormorazione è un discorso ostile, solitamente detto a bassa voce, che esprime malumore; è il brontolio di protesta, di malcontento, di critica pettegola e calunniosa. È un vizio più volte descritto nella Bibbia. Se ne parla, tra l’altro, in occasione della traversata del deserto quando il popolo, giunto a Mara, dopo aver constato che l’acqua era «amara», «mormorò contro Mosè» (Esodo 15,24). Mosè stesso definisce questa e le altre come «mormorazioni» (16,8). Fin dal primo anno del pontificato, anche papa Francesco più volte è intervenuto a condannare questo malcostume ricorrente pure nelle comunità e nelle curie.

Ai Giudei che mugugnano riconoscendo in lui solo il figlio di Giuseppe e un uomo come loro, Gesù risponde: «Non mormorate tra di voi» e cerca di spiegare il perché affermando: «Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato; e io lo risusciterò nell’ultimo giorno». Come se il Maestro dicesse ai suoi e a noi che, a causa della ristrettezza di vedute, non si è in grado di accogliere da Dio i suoi doni sempre gratuiti, in quanto si ragiona secondo la mentalità del «tutto deve avere un prezzo», in particolare se si tratta di realtà determinanti.

Nell’immagine dell’opera «Pane nelle mani» – tempera e collage su carta e tela – dell’artista contemporaneo Safet Zec, un grande pane spezzato occupa la scena centrale. Le mani di un uomo sposato porgono ad ogni persona come cibo da mangiare del pane, dipinto con la crosta fragrante e la mollica luminosa quanto il panno d’intorno. Come nelle altre opere il pittore bosniaco conferma di prediligere la raffigurazione dell’umanità in cerca di un cibo particolare che le permetta di crescere in com-pagnia (cum-panis) anche nella fragilità di un’esistenza, sempre desiderosa di comunicare. Di traverso compaiono infatti un piccolo ritaglio di pagina stampata e una parte di lettera, scritta a mano, forse da Verona, per uno sconosciuto destinatario.

Zec non mostra il volto dello «Sposo» che, secondo la Bibbia, ama sempre e comunque il suo popolo, e si propone a tutti in ogni momento come «il pane che discende dal cielo, perché chi ne mangia non muoia». Il Nazareno si offre ad ogni persona, quale «pane vivo, disceso dal cielo» e promette: «Se uno mangia di questo pane vivrà in eterno e il pane che io darò è la mia carne per la vita del mondo».

Pier Paolo Pasolini considera che «Gli uomini del mondo contadino non vivevano un’età dell’oro, ma l’età del pane… I beni superflui rendono superflua la vita».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.