XV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

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«L’annuncio del Vangelo si attua come quando si versa l’acqua in un bicchiere. Se non si smette di versare, è proprio dell’acqua superare l’orlo e tracimare bagnando tutto quanto sta intorno». Con questo felice esempio mons. Giulio Oggioni, il compianto vescovo di Bergamo, amava descrivere il significato di evangelizzare e il modo di testimoniare il Vangelo, escludendo così di ridurlo unicamente all’obbligo, al dovere, all’impegno. Per la persona cristiana, l’evangelizzare nasce dalla gioia di aver scoperto Cristo e, come ovvia conseguenza dell’incontro, annunciarlo a chiunque con la vita non tanto per convincere ma per condividere un dono prezioso. Un profeta è infatti autorevole quando traspare coerenza tra ciò che dice e ciò che vive.

Dopo aver presentato Gesù che sceglie i dodici perché stessero con lui, l’evangelista Marco (6,7-13) ne descrive la missione sottolineando più le modalità che i contenuti dell’annuncio: «Chiamò a sé i Dodici e prese a mandarli a due a due e dava loro potere sugli spiriti impuri». Sin dall’inizio il Maestro coinvolge i suoi in una esercitazione che alla fine si tradurrà nell’incarico ad essere per sempre «apostoli», termine che significa proprio «inviati», «mandati».

«E ordinò loro di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone: né pane, né sacca, né denaro nella cintura; ma di calzare sandali e di non portare due tuniche». Gesù non consiglia ma ordina ai discepoli di prendere solo quello che è necessario per camminare, forti del fatto d’essere inviati, pronti a testimoniare quanto hanno visto e udito stando con il Maestro, aiutandosi vicendevolmente. Ha da essere un andare tra la gente liberi e leggeri, senza denaro, potere e forza perché non c’è da conquistare o comperare alcuno.

Quanta attenzione e tensione leggiamo nell’olio su tela «Gesù e cinque apostoli» dipinto tra il 1937 e il 1938 da Georges Rouault e ora al Metropolitan Museum of Art di New York. Attorno al Maestro, concentrati e attenti, tutti sono assai vicini al volto di lui che con gli occhi chiusi tace dopo aver appena concluso la consegna prima della partenza. Il Cristo di Rouault delineato con larghi segni neri, tratteggiato in contorni di un Dio fattosi davvero uomo, interroga e dialoga silenzioso non solo con i suoi ma anche con chiunque lo guardi. Contempliamo gli apostoli. Raffigurati a mezzo busto come il Maestro, con colori forti e stesi a più mani per ottenere la densità corporea, i cinque sono definiti da densi tratti neri.

Al giornalista francese Georges Charensol, desideroso di dedicargli una monografia, il pittore francese ha scritto, tra l’altro: «Non parlate di me se non per esaltare l’arte. Sono l’amico silenzioso di quelli che penano nel solco profondo. Cristiano, io non credo, in tempi così calamitosi, che a Gesù sulla croce. Cristiano di tempi antichi».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.