XVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

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Gli apostoli ritornano dal Maestro dopo la prima esperienza missionaria e riuniti attorno a lui «gli riferirono tutto quello che avevano fatto e quello che avevano insegnato». Così comincia il brano del Vangelo secondo Marco (6,30-34). Gesù ascolta con attenzione i racconti dei discepoli emozionati, stanchi ma contenti e, avendo constatato fatiche e difficoltà, dice: «Venite in disparte, voi soli, in un luogo deserto, e riposatevi un po’». I dodici sperimentano che il loro Rabbì dà importanza prima alla persona e poi alle azioni compiute. La situazione richiedeva una pausa: «Erano infatti molti quelli che andavano e venivano e non avevano neanche il tempo di mangiare».

Allora gli apostoli con il loro Maestro «andarono con la barca verso un luogo deserto, in disparte. Molti però li videro partire e capirono, e da tutte le città accorsero là a piedi e li precedettero».

La scrittura ad olio su tela che Jason Jenicke fa di questa potente scena evangelica – «Sceso dalla barca, egli vide una grande folla, ebbe compassione di loro, perché erano come pecore che non hanno pastore, e si mise a insegnare loro molte cose» – coinvolge ogni visitatore come se fosse all’interno della numerosa folla dipinta con dettagliata interpretazione. «Non avevo intenzione di fare mai arte religiosa. Ma man mano che la mia fede cresceva, la mia arte praticamente la seguiva», ha dichiarato Jenicke. L’artista nato nel 1978 a Kansas City, crea anche in quest’opera con energia e con una tecnica realistica come in tante altre scene tratte dal testo biblico e ti fa sentire quasi fossi lì. Le persone e il paesaggio, il lago e la riva, i villaggi e le colline sono fedelmente rappresentate.

Quando soprattutto in questi mesi si parla di prendersi qualche giorno per riposare un po’, vuol dire «andare in vacanza». Per gli apostoli invece significava «stare con Lui», recuperare cioè la propria identità.

Carlo Carretto, dopo l’Azione Cattolica e il deserto, si fa monaco a Spello. Durante un viaggio a Hong Kong, è colpito dalla richiesta di un giovane: «aiutami a pregare nella mia città». Accogliamo un passaggio dal libro «Il deserto nella città», nato da quell’incontro (1977). «Considera la realtà in cui vivi, l’impegno, il lavoro, le relazioni, le adunanze, le camminate, le spese da fare, il giornale da leggere, i figli da ascoltare, come un tutt’uno da cui non puoi staccarti, a cui devi pensare. Dirò di più: un tutt’uno attraverso il quale Dio ti parla e ti conduce. Non è fuggendo che tu troverai Dio più facilmente ma è cambiando il tuo cuore che tu vedrai le cose diversamente. Il deserto nella città è solo possibile a questo patto: vedere le cose con occhio nuovo, toccarle con uno spirito nuovo, amarle con un cuore nuovo».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.