XVII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

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L’imperativo «Fiat panis» (Che ci sia il pane) con le lettere FAO attorno a una spiga di grano, forma il logo dell’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura

Ai tempi di Gesù come oggi, la parola «pane» significava sia il pane che il cibo in generale. Dentro tutti i suoi significati c’è il lavoro quotidiano di uomini e donne e il dono di sé per provvedere alle loro famiglie. Nella vita ordinaria infatti pasto e sacrificio sono sempre collegati.

Con Gesù che dà da mangiare a una grande folla (1-15), si inizia la lettura del capitolo 6 del Vangelo secondo Giovanni. Tenendo in una mano il testo evangelico e nell’altra la riproduzione di una delle tante opere d’arte ispirate dal brano giovanneo, rigustiamone la prima parte del sesto capitolo.

Leggiamo quindi la «Moltiplicazione dei pani e dei pesci» dipinta ad olio su tavola da Ambrosius Francken I, detto il Vecchio nel 1598, oggi ad Anversa. Nella grande pala d’altare (altezza 280 cm; larghezza 212 cm) troviamo la narrazione del miracolo – da Giovanni chiamato «segno» – operato da Gesù e presente in tutti e quattro i Vangeli. Da buon fiammingo il pittore sottolinea ogni particolare di una grande scena dove Gesù appena salito sul monte, si siede e dopo aver visto che una grande folla sta venendogli incontro, mette alla prova Filippo dicendo: «Dove potremo comprare il pane perché costoro abbiano da mangiare?».

Francken ci invita a comprendere lo svolgersi dei fatti secondo il Vangelo mettendo al centro in primo piano sulla sinistra del Maestro proprio l’apostolo interpellato che si gira per chiedere aiuto agli altri, pure loro molto preoccupati. Dall’altra parte, con l’abito verde, interviene Andrea, fratello di Pietro: «C’è qui un ragazzo che ha cinque pani d’orzo e due pesci; ma che cos’è questo per tanta gente?». Eccolo il ragazzo con il contenuto della merenda sulla quale il Maestro, dopo aver fatto sedere sull’erba gli uomini in numero di cinquemila circa, sta facendo scendere la benedizione: «Allora Gesù prese i pani e, dopo aver reso grazie, li diede a quelli che erano seduti, e lo stesso fece dei pesci, quanto ne volevano».

Guardiamo a destra, in alto e a sinistra, dietro il gruppo centrale: uomini, donne e bambini, seduti ordinatamente lungo il pendio collinare, stanno mangiando. Di particolare efficacia, sulla sinistra in primo piano, la mamma che guardandoci sta dando un pezzettino di pane al figlio in spalla. Sullo sfondo, al centro del quadro alle dieci ceste pieni di pezzi avanzati, da destra e da sinistra se ne stanno aggiungendo altre due.

Da Gesù attento a sfamare la gente, impariamo che, come afferma Miskin, il protagonista del romanzo «L’idiota» di F. Dostoevskij, «La compassione è la più importante e forse l’unica legge di vita dell’umanità intera».

don Tarcisio Tironi