XXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Conservatori o progressisti? Quante volte compare nelle conversazioni, nei notiziari, negli articoli di ambito civile o ecclesiale questo modo di argomentare e di descrivere posizioni, gruppi, partiti. E si dimentica che ogni «etichetta» può raccontare solo una parte di ogni evento, piccolo o grande che sia. Oggi, come ai tempi di Gesù, ci si scontra tra chi guarda con nostalgia al passato e chi freme per cambiare tutto e subito.

Nel brano di Vangelo secondo Marco (7,1-8.14-15.21-23) Gesù sollecita gli scribi (gruppo di uomini esperti nella trasmissione dei testi e delle tradizioni religiose d’Israele) e i farisei (gruppo politico-religioso giudaico che promuoveva una osservanza rigorosa della legislazione mosaica sia nell’ambito personale sia in quello sociale) ad evitare il pericolo di dare più importanza alla forma che alla sostanza.

Queste persone che sostenevano la necessità di riti, pratiche religiose, obblighi e proibizioni, dopo aver «visto che alcuni dei suoi discepoli prendevano cibo con mani impure, cioè non lavate», interrogano Gesù: «Perché i tuoi discepoli non si comportano secondo la tradizione degli antichi, ma prendono cibo con mani impure?».

Sul Maestro di Nazareth, venuto per dare la vita a tutti e che si trova a discutere di mani lavate o no, di pulizia di bicchieri e di stoviglie, rileggiamo l’opera dipinta ad olio nel 1817 da Jean Augustin Franquelin, dal titolo «Cristo discute con i farisei» e visibile nella Cattedrale di San Graziano di Tours (Francia). La conversazione è vivace e partecipata. All’ingresso forse del tempio, attorno a Gesù, al centro, con un luminoso manto bianco, sono raffigurate persone in movimento, vestite con abiti di colori diversi e vivaci, indaffarate a parlare molto anche con le mani, quasi nel tentativo di convincere il Rabbì. Questi, con la destra sul cuore e la sinistra in alto ad indicare il Padre, sta fissando il suo principale interlocutore proponendo a lui, ai compagni e a noi la strada autentica del come vivere di fronte alla legge e a Dio: dall’esteriorità all’interiorità, dalle cose al cuore. Tra i presenti l’ha ben compreso colui che, sorpreso dalle parole di Gesù – «Non c’è nulla fuori dell’uomo che, entrando in lui, possa renderlo impuro. Dal cuore degli uomini, escono i propositi di male» – guarda verso l’alto e del quale intravvediamo il volto accanto all’avambraccio sinistro del Nazareno.

Accogliamo due saggi consigli di vita.

Agostino, morto ad Ippona nel 430, in un suo «Sermone» (34,7): «Interrogate il vostro cuore, vedete quanto amore si trova in voi e accrescetelo. L’amore che hai dentro di te costituisce il valore della tua stessa persona». Isacco della Stella, il grande abate cistercense del XII secolo: «Il criterio ultimo di ciò che deve essere conservato o cambiato nella vita della chiesa è sempre l’agàpe, la carità».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.