XXVI Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

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«Dar da bere agli assetati» è una delle sette tavolette che il Maestro di Alkmaar ha realizzato ad olio, nel 1504 (vedi base della colonna di destra), per il polittico «Opere di misericordia», su commissione dei reggenti dell’Ospizio dello Spirito Santo dove rimase fino alla chiusura dell’Ospizio (1575) quando fu posto nella chiesa di S. Lorenzo, sempre ad Alkmaar. Prima d’essere acquistato dal Rijksmuseum di Amsterdam all’inizio del 1900, per quattro secoli, in epoca sia cattolica sia protestante, è stato di aiuto ai fedeli a vivere la carità verso i bisognosi.

In una città olandese che fa da sfondo alla scena, due coniugi elegantemente vestiti, sotto il porticato di una casa nobile sono intenti a dissetare le persone di un gruppo di poveri, pellegrini, viandanti, mendicanti, storpi. Il marito sta versando nella ciotola acqua da una brocca di metallo mentre la moglie è pronta a passargliene altre due piene. Il primo ad essere dissetato è di certo un pellegrino; lo rivela soprattutto il capo rasato proprio di chi frequentando luoghi di fortuna teme di prendere o ha preso i pidocchi. Gli altri sono in attesa: in primo piano uno storpio e un fanciullo, dietro una mamma con il piccolo figlio in braccio pronta a riempire la piccola giara, accanto due uomini con abiti e copricapo diversi. Da un’altra abitazione, sullo sfondo, una donna sta dando da bere a un cieco guidato da un ragazzo. A conferma che gli sposi offrono acqua da bere non per sola filantropia ma secondo la parola di Gesù – «Chiunque infatti vi darà da bere un bicchiere d’acqua nel mio nome perché siete di Cristo, in verità io vi dico, non perderà la sua ricompensa» – dietro e insieme a tutti gli assetati c’è anche il Salvatore che guarda con soddisfazione la coppia intenta ad aiutare. A riprova, oltre alla parola «Gloria» che compare, al centro, sulla base della colonna di sinistra, ecco l’scrizione nera applicata in cera sulla parte inferiore del telaio: «Van spijs ende in dit leven / duistfout zal u weder werden gegeven» (Del cibo e delle bevande in questa vita / riceverai in cambio mille volte).

Quanto è eloquente l’insegnamento di Gesù nel Vangelo (Marco 9,38-43.45.47-48) che all’affermazione di Giovanni: «Maestro, abbiamo visto uno che scacciava demòni nel tuo nome e volevamo impedirglielo, perché non ci seguiva» ricorda che non contano appartenenze e condizioni ma «Chiunque» darà da bere un bicchier d’acqua. Hai un bicchiere d’acqua fresca da donare?

Accogliamo la riflessione di Giuseppe Bettoni, sacramentino fondatore di ARCHÉ: «Non è la “crescita” la nostra salvezza, la nostra soddisfazione. La nostra salvezza è l’incontro con l’altro, con il diverso, con lo scismatico, con l’immorale, con il peccatore, con chi riteniamo sia distante da noi…».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.