XXVIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

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Non è sempre facile lasciarsi mettere in discussione da un incontro, da una lettura, da uno spettacolo, da un evento. La parola discussione deriva dal latino «discussio» che nel primo significato si traduce con «scuotimento» o «scossa». Vuol dire mettersi in dubbio, accettare il confronto e, se occorre, essere pronti a cambiare. Il brano di Vangelo secondo Marco (10,17-30) ci presenta un uomo che lungo la strada corre incontro a Gesù «e, gettandosi in ginocchio davanti a lui, gli domandò: “Maestro buono, che cosa devo fare per avere in eredità la vita eterna?”».

Continuiamo a leggere il testo evangelico attraverso l’opera «Cristo e il giovane ricco», realizzata da Heinrich Hofmann nel 1889 ora alla Riverside Church di New York. A Gesù che gli ha ricordato i comandamenti, l’uomo ha appena risposto: «Maestro, tutte queste cose le ho osservate fin dalla mia giovinezza». Il pittore tedesco ferma il momento successivo dell’incontro e raffigura sulla tela questo passaggio della narrazione: «Allora Gesù fissò lo sguardo su di lui, lo amò e gli disse: “Una cosa sola ti manca: va’, vendi quello che hai e dallo ai poveri, e avrai un tesoro in cielo; e vieni! Seguimi!”».

Un’intensa luce mette in risalto al centro il Nazareno mentre fissa l’uomo con uno sguardo di amorosa e gratuita attesa e non di critica o di giudizio! L’uomo – dipinto «giovane» come scrive Matteo (19,20) – non riesce a sostenere lo sguardo del Maestro e manifesta disagio nel volto, volgendo gli occhi in basso, ritraendo le mani quando Gesù, con braccia distese e mani aperte, indica nella penombra, alla sinistra della scena, uno storpio sofferente, confortato da una donna che gli appoggia la destra sulla spalla.

Il bel giovane, dagli abiti lussuosi ed eleganti, dai colori vivi e accattivanti, evidenziati dalla luce, era andato da Gesù per essere aiutato a vivere una vita piena. Hofmann ci fa capire che tra poco questi sta prendendo una decisione. Il racconto infatti prosegue dicendo: «Ma a queste parole egli si fece scuro in volto e se ne andò rattristato; possedeva infatti molti beni». La ricchezza di quell’uomo è confermata dal suo vestire: tunica vellutata, mantello prezioso, cintura di stoffa raffinata, cappello abbellito da gioielli e da sete.

Ecco la via della felicità: mettersi in cammino con Gesù e non sentirsi degli arrivati perché si osserva una legge morale o si vive una ascesi. L’accento non è posto su «va’, vendi» ma su «vieni! Seguimi!».

Si fa stimolante anche per noi l’umile confessione del Cardinale Loris Capovilla: «Ogni giorno mi chiedo: allora, piccolo Capovilla, che ti chiami anche vescovo della Chiesa, sei cristiano? Perché essere cardinale e vescovo non è sufficiente. Per essere cristiano, bisogna essere un discepolo fedele e perseverante di Gesù, e questo è difficile per tutti noi».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.