XXX Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

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«È stata di per sé un’educazione entrare in questi eventi della Bibbia e studiarli mentre cercavo di creare un’illustrazione che tenti di dargli vita», ha dichiarato recentemente Brian Jekel, docente di belle arti commerciali e laureate al Pensacola Christian College, in Florida. Il professore che è anche un artista, ha prodotto per la casa editrice del college più di mille dipinti come «scrittura in immagini» di fatti biblici. Uno di questi, realizzato nel 2008, è intitolato «Gesù guarisce il cieco» proprio in riferimento all’incontro narrato dall’evangelista Marco (10,46-52) e avvenuto sulla strada in uscita dalla città di Gerico che sale per venticinque chilometri a Gerusalemme.

Il Maestro sta camminando verso la sua meta, accompagnato da molta gente e dai suoi discepoli spaventati perché incapaci di comprendere l’annuncio della sua passione. «Il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva sulla strada a mendicare. Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: “Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!”». Quest’uomo, seduto alla porta della città dove transitavano molte persone, è la prima persona – nel Vangelo secondo Marco – che chiama Gesù per nome. E, come spesso pure oggi accade, quando una persona emarginata grida la sua situazione molti, infastiditi, giungono anche a pretendere che taccia. Bartimeo allora «grida ancora più forte: “Figlio di Davide, abbi pietà di me!”». Chi partecipa alla Messa trova qui l’origine dell’invocazione iniziale «Signore, pietà» (Kyrie, eleison) con cui si chiede perdono.

Il comportamento del Maestro sorprende tutti. Si ferma e ordina di chiamare il cieco. Tre verbi risuonano dolci e decisivi alle orecchie di Bartimeo: «Coraggio! Alzati, ti chiama.» che dall’originale greco si possono tradurre con «Abbi fiducia! Mettiti in piedi! Gesù vuole parlarti!». Il cieco lascia ogni sostegno e corre dal Nazareno: «Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù». Questi non si impone, chiede di che cosa ha bisogno – «Che cosa vuoi che io faccia per te?» – e ascolta.

Nell’opera di Jekel è mirabilmente raffigurato l’incontro tra i due. Bartimeo ha appena domandato: «Rabbunì (mio maestro), che io veda di nuovo». Con la mano destra aperta il Maestro sta quasi per toccare gli occhi chiusi del cieco, delineato di profilo in un ambiente «azzurro» di speranza e di vita, illuminato dal chiarore che viene dall’alto. La destra di Bartimeo cerca la luce e si apre fiduciosa all’incontro della rinascita confermato dalle parole di Gesù: «Va’, la tua fede ti ha salvato». L’effetto sul mendicante è ratificato dal testo evangelico: «E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada».

Da Clemente d’Alessandria (II/III secolo), un invito: «Accogli Cristo, accogli la possibilità di vedere, accogli la tua luce affinché tu conosca bene sia Dio che l’uomo».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.