XXXII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

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«La parabola dell’obolo della vedova non è una storia di denaro, ma di pietà. Riguarda ciò che siamo disposti a dare di noi stessi» ha detto l’artista James Christensen del suo dipinto «L’obolo della vedova».

Nell’opera realizzata nel 1988 il pittore e illustratore californiano sceglie di «scrivere» il brano evangelico (Marco12,38-44) sottolineando alcuni aspetti del racconto. Gesù «Seduto di fronte al tesoro, osservava come la folla vi gettava monete. Tanti ricchi ne gettavano molte. Ma, venuta una vedova povera, vi gettò due monetine, che fanno un soldo».

La vedova al centro, in piedi, che prende completamente la scena, è una giovane donna. Ci guarda e ci viene incontro mentre mostra sulla mano «un soldo» – la moneta romana (quadrans) più piccola corrispondente alle «due monetine» in circolazione nel mondo greco – che tra poco lascerà nella cesta collocata nell’angolo del cortile accessibile ai soli Ebrei, interno al Tempio di cui si vede in fondo a sinistra una grande porta. La mano aperta della donna dice della sua sincerità in netto contrasto con le mani di coloro che attorno a lei – sulla destra e sulla sinistra – ostentano il sostenere e il trattenere sacchetti chiusi e pieni di monete e di preziosità. Dalla foggia degli abiti sfarzosi sembrano rappresentare le persone desiderose di mettere in mostra la loro generosità sia quelle ricche sia quelle ricordate dal Maestro nel suo insegnamento: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti. Divorano le case delle vedove e pregano a lungo per farsi vedere. Essi riceveranno una condanna più severa».

Christensen evidenzia nella vedova dagli abiti logori e consunti, lo sguardo nitido e consapevole in un volto luminoso che si espande anche sui vestiti a fronte degli altri tre sguardi beffardi e canzonatori raffigurati in penombra e in secondo piano. È la luce interiore di chi agisce rettamente e per amore, sembra suggerire l’artista americano. Ben si comprende quanto Gesù dichiara ai discepoli, chiamati a sé: «In verità io vi dico: questa vedova, così povera, ha gettato nel tesoro più di tutti gli altri. Tutti infatti hanno gettato parte del loro superfluo. Lei invece, nella sua miseria, vi ha gettato tutto quello che aveva, tutto quanto aveva per vivere». Dio valuta non la quantità ma la qualità delle scelte e, di conseguenza, si serve di altri criteri per qualificare ciò che veramente ha valore laddove, di solito, il pensare comune squalifica, sottovaluta o ritiene insignificante.

Madre Teresa ci propone da che parte stare e indica un metodo di vita da lei pienamente condiviso ogni giorno: «Non possiamo fare grandi cose, ma solo piccole cose con grande amore».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.