XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

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Con questa domenica (12,24-32) si conclude la lettura del vangelo secondo Marco ascoltato nella celebrazione domenicale e letto attraverso le opere d’arte, nel corso dell’anno liturgico (B) e incominciato con l’Avvento. Nel brano evangelico Gesù annuncia ai discepoli che arriverà il tempo in cui «il sole si oscurerà, la luna non darà più la sua luce, le stelle cadranno dal cielo e le potenze che sono nei cieli saranno sconvolte. Allora vedranno il Figlio dell’uomo venire sulle nubi con grande potenza e gloria. Egli manderà gli angeli e radunerà i suoi eletti dai quattro venti, dall’estremità della terra fino all’estremità del cielo». Le immagini cosmiche, usate nella scrittura apocalittica per esprimere l’indescrivibile, non sono fatte per creare spavento ma per accrescere la consolazione perché precedono il ritorno del Figlio dell’Uomo. Lo professiamo insieme ogni domenica quando diciamo: «E di nuovo verrà, nella gloria, per giudicare i vivi e i morti, e il suo regno non avrà fine».

La «Seconda Venuta del Salvatore» o «Parusia» o «Giudizio Universale», appare nei grandi affreschi sulla parete di controfacciata delle chiese e anche nelle icone, come questa d’origine greca, «scritta» nel XVIII secolo, dove Gesù Cristo in trono come Giudice, è al centro d’un cerchio d’oro. Sul fondo azzurro trapuntato di stelle, a ridosso del cerchio, in piedi, Maria alla destra del Figlio e Giovanni Battista, a sinistra, stanno intercedendo la misericordia divina per l’umanità. Sopra e sotto la superficie d’orata compaiono i personaggi del «tetramorfo», la raffigurazione iconografica dei quattro esseri descritti nel libro dell’Apocalisse e successivamente usata come simbolo degli evangelisti, con le ali e l’aureola: leone (Marco), toro (Luca), aquila (Giovanni), uomo (Matteo).

In alto, al centro, campeggia un trono vuoto, sormontato da una croce anch’essa vuota, tra la lancia di Longino e la canna con la spugna dell’aceto, detto «etimasìa». È il tema iconografico del trono elegante e prezioso, vuotonell’attesa del ritorno del Messia che, grazie alla morte in croce, verrà a giudicare il mondo. A destra dell’etimasìa, simbolo dell’invisibile presenza della divinità, s’inginocchia Adamo, il «primo uomo» e, dall’altra parte Eva, la «prima donna». Ai piedi del Cristo, circondato da angeli e santi, vediamo la «Vera Croce» tra Costantino ed Elena. Nella parte in basso è raffigurato il Paradiso, con a sinistra Abramo che tiene con sé un gruppo di anime rette e a destra il ladrone pentito con la croce sulla quale ha ricevuto dal Cristo la promessa: «Oggi sarai con me il Paradiso».

Da Franco Giulio Brambilla, teologo e vescovo, un’efficace riflessione: «Noi non attendiamo un tempo o un luogo, ma andiamo incontro ad una persona, a un evento personale, dove la nostra libertà, quella personale e quella degli uomini tutti, saranno compiute nel Signore Gesù».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.