XXXIII Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

Apriti!

Martedì è stato l’anniversario della morte a questa vita del cardinale Martini (31.8.2012). Da arcivescovo di Milano (1980-2002) scrisse la Lettera programmatica 1990-1991 «Effatà, Apriti», dedicata ai fondamenti teologici e agli aspetti spiritual ed esistenziali del comunicare. Con ammirazione rileggiamo la parte introduttiva a commento della guarigione del sordomuto raccontata in Marco 7,31-37.

«Dividiamo il racconto in tre tempi.

  1. La narrazione evangelica precisa anzitutto il disagio comunicativo di quest’uomo. È uno che non sente e che si esprime con suoni gutturali, quasi mugolìi, di cui non si coglie il senso. Non sa neanche bene cosa vuole, perché è necessario che gli altri lo portino da Gesù.
  2. Ma Gesù non compie subito il miracolo. Vuole anzitutto far capire a quest’uomo che gli vuol bene, che si interessa del suo caso, che può e vuole prendersi cura di lui. Per questo lo separa dalla folla, dal luogo del vociferare convulso e delle attese miracolistiche e con simboli e segni incisivi gli indica ciò che gli vuol fare: gli introduce le dita nelle orecchie come per riaprire i canali della comunicazione, gli unge la lingua con la saliva per comunicargli la sua scioltezza. Sono segni corporei che ci appaiono persino rozzi, scioccanti. A questi segni Gesù aggiunge lo sguardo verso l’alto e un sospiro che indica la sua sofferenza e la sua partecipazione a una così dolorosa condizione umana. Segue il comando vero e proprio, che abbiamo scelto come titolo di questa lettera: “Effatà” cioè “Apriti!”. È il comando che la liturgia ripete nel Battesimo degli adulti e dei bambini.
  3. Ciò che avviene a seguito del comando di Gesù è descritto come apertura (“gli si aprirono gli orecchi”), come scioglimento (“si sciolse il nodo della sua lingua”) e come ritrovata correttezza espressiva (“e parlava correttamente”)».

Leggiamo il racconto evangelico nell’icona recente, «scritta» forse da un italiano (le F di «Effatà» non sono né in greco né in slavo), con riferimenti simbolici assenti in altre icone dello stesso soggetto. Il Maestro, dall’aureola con la croce dipinta dentro, sulla quale compaiono le lettere «O ΩN» (colui che è), avvicina la mano alla testa del sordomuto per guarirlo. Come in ogni icona del Cristo, le abbreviazioni in greco «IC XC», poste in alto, stanno per «Gesù Cristo». Sullo sfondo, al centro, si vede la croce verdeggiante da cui sgorgano fiumi d’acqua viva, con ai piedi il teschio di Adamo, a rappresentare tutte le persone salvate dal sangue del Cristo. Il disco dorato potrebbe riferirsi a quel profondo sospiro di Gesù prima dell’«Effatà».

Il card. Martini, così concludeva il commento biblico: «La capacità di esprimersi [del sordomuto guarito] diviene contagiosa e comunicativa… La parola s’espande come l’acqua che ha rotto le barriere d’una diga. Lo stupore e la gioia si diffondono per le valli e le cittadine».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.