XXXIV Domenica del Tempo Ordinario – Anno B

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Al tempo di Gesù, come oggi, numerose persone avevano un’alta opinione del Maestro di Nazaret. Qualcuno lo identificava con Giovanni Battista risuscitato e altri con un grande profeta come Elia ma il Cristo vuole una risposta personale e – come narra l’evangelista Marco (8,27-35) – chiede ai suoi: «Ma voi, chi dite che io sia?». Alla stessa domanda chissà quante risposte differenti oggi potrebbero giungere al Signore… Pietro ci fa scoprire chi è veramente Gesù: «Tu sei il Cristo», cioè il Messia annunziato dai profeti e atteso dalle genti, l’inviato del Padre, il Salvatore e Signore, il Figlio di Dio, nato da Maria.

Pietro era lontano dal comprendere la portata della sua risposta di fede al punto di rimproverare Gesù. Di fatto, il Maestro, subito dopo mostra all’apostolo, agli altri discepoli e alla folla come la professione di fede deve tradursi nel vivere quotidiano: «Se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso, prenda la sua croce e mi segua». Quindi l’unica via per seguire Gesù è quella scelta da Lui: la via della croce, vivere intensamente la vita con amore fino al punto di donarla.

Nell’agosto del 2015 Jan Fabre (Anversa, 1958), ha scelto di collocare su una terrazza del palazzo vescovile d’inizio 1700, ora sede del Governo della Provincia di Namur, «L’Homme qui porte la croix» (L’uomo che sorregge la croce), scultura realizzata a grandezza naturale in bronzo dorato, eccetto la croce, in legno. Quando lo zio accompagnò il bambino Jan a vedere per la prima volta il trittico «La Deposizione» di Rubens nella Cattedrale di Anversa, l’artista confessa d‘essere stato folgorato e di aver creato la scultura nel 2014, per contribuire a rinnovare il dialogo tra la Chiesa e l’arte.

L’opera, autoritratto dell’artista, presenta un uomo con lo sguardo puntato in avanti, in movimento sull’ampio balcone del grande edificio, intento a portare in equilibrio una croce sul palmo della mano, a simboleggiare la precaria armonia tra materiale e spirituale, una costante ricerca dello scultore belga. Certo che sarebbe molto più facile camminare senza croce ma questa costringe a tenere lo sguardo verso l’alto in ogni momento. Da Fabre l’insegnamento che la croce chiede sì d’essere portata ma nel contempo fa da guida, aiuta a discernere e impreziosisce la vita.

Gesù non ci dice: «Se stai con me non avrai croci da portare, ti tolgo la sofferenza, ti elimino la sofferenza». Lui che non ha evitato la sofferenza, la sa condividere e ci sostiene affinché diventi sempre di più spazio in cui stare con dignità, atto d’amore e promessa di risurrezione.

«Chi porta la croce non è una figura divina – ha dichiarato l’autore – è un uomo come noi che si pone domande e riflette, non ha certezze, risposte assolute. La scultura simboleggia la continua ricerca spirituale».

don Tarcisio Tironi
direttore M.A.C.S.